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55 mm di luce laminare per il rilevamento di oggetti alti almeno 3 mm - Con RAY10 e RAY26 SICK presenta una nuova serie di fotocellule dalle performance uniche

3-lug-2019

Vimodrone (Mi), 3 luglio 2019 – Quando si parla di identificazione oggetti su conveyor le difficoltà che devono superare le fotocellule sono molte: oggetti trasparenti e perforati, item di altezze diverse tra loro, disturbi derivanti dallo sfrangiamento dei nastri trasportatori, falsi allarmi dati dal deposito dello sporco sulle ottiche. Per risolvere brillantemente tutte queste situazioni SICK ha ideato una nuova generazione di fotocellule: Reflex Array.

La serie è composta da RAY26 e RAY10, delle particolari fotocellule che funzionano come barriere catarinfrangenti. Il rilevamento che ne deriva è il più affidabile del mercato, dal momento che la banda luminosa 2D individua gli oggetti in ogni loro punto, indipendentemente dalla loro forma. Una caratteristica molto utile, ad esempio, per rilevare le sporgenze di materiale irregolare su conveyor utilizzando una sola fotocellula.

Inoltre, il fascio di luce è sempre regolare e ben visibile fino a 4,5 m grazie alla tecnologia LED PinPoint che concentra l’energia in una piccola area per aumentare l’intensità della luce. Questo rende molto più semplice l’allineamento e il commissioning del sensore.

RAY26 e RAY10

Oltre alla capacità di proiettare un fascio di luce laminare di 55 mm di altezza, RAY26 si differenzia da qualsiasi altra fotocellula anche per il suo MDO (Minimum Detectable Object); è, infatti, capace di rilevare oggetti a partire da soli 3 mm di spessore. L’MDO può essere impostato anche a 5 e 10 mm per raggiungere portate di 4,5 m.

E ancora: RAY26 non presenta alcuna zona cieca. L’ottica autocollimata, infatti, consente di posizionare il catarifrangente a distanze molto ravvicinate. Dall’installazione alla messa in esercizio il tempo è ridotto ad appena 3 secondi, quello che serve per premere il tasto di teach che innesca il commissioning.

RAY10, invece, si fa notare per le sue dimensioni compatte. Con appena 21,5x36x37,3 mm di ingombro può essere installato ovunque, senza rinunciare a grandi performance. Ad esempio, il suo fascio di luce di 25 mm ha una portata massima di 1,5 m e una zona cieca di 0,5 m, il che gli consente di rilevare oggetti a partire da 5 mm. A differenza del RAY26, la regolazione avviene via potenziometro con un indicatore visivo che indica la qualità dell’allineamento.

La vera intelligenza: IO-Link e doppio allarme. Di serie.

Entrambe le versioni dei Reflex Array sono dotate di IO-Link di serie. L’uso del protocollo si rileva fondamentale per un’altra potenzialità unica dei RAY26 e RAY10, ossia quella di impostare delle aree di blanking. In questo modo si possono oscurare i bordi esterni dei conveyor, soggetti a frequente usura e, quindi, pericolosi per la generazione di falsi rilevamenti.

E sempre via IO-Link le nuove fotocellule comunicano degli alarm in caso di contaminazione dell’ottica e/o del riflettore. Il segnale di allarme viene dato anche in modo visivo tramite un LED blu: un doppio output per un intervento sempre più tempestivo che abbatte i tempi di downtime.

Applicazioni infinite

Le potenzialità di RAY26 e RAY10 ne fanno delle fotocellule altamente versatili che possono essere usate per molteplici scopi. Il primo settore che viene in mente parlando di Reflex Array è sicuramente quello della logistica, dove possono essere impiegati per il rilevamento di pallet con altezze diverse, di oggetti piatti, di target irregolari in sistemi di pesatura e etichettatura, così come per l’identificazione in ingresso sui nastri trasportatori di tipo crossbelt.

RAY26 e RAY10 sono ottimizzati anche per rilevare oggetti trasparenti e possono essere usati nel consumer goods, nel machine building, nella parte di confezionamento del food&beverage per il rilevamento di oggetti in caduta o in cassette forate, nell’automotive per l’identificazione di condensatori, gomma degli pneumatici e alberi motore, nell’elettrico e nel solare e, grazie ai gradi di protezione IP66 e IP67, anche nell’industria del legno.

 

 

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