Sostenibilità digitale, perché la smart factory è l'esempio perfetto

2-gen-2023

L’implementazione dell’IT al servizio del monitoraggio dell’impatto ambientale dell’impresa, per la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione dei processi

sostenibilità digitale
sostenibilità digitale

La “sostenibilità digitale" unisce due aspetti: la trasformazione digitale e la sostenibilità, nelle sue tre declinazioni, ovvero ambientale, sociale ed economica. In particolare, la sostenibilità digitale definisce il modo in cui le tecnologie digitali possono contribuire a sviluppare modelli sostenibili. 

Alla base della sostenibilità digitale c'è la digital transformation, che rappresenta un supporto sia per migliorare l’efficienza degli impianti sia nella raccolta ed elaborazione di dati digitali, la cui analisi costituisce la base di conoscenza del livello di sostenibilità dell’azienda e lo strumento per il raggiungimento di obiettivi più ambiziosi.

 

Sostenibilità digitale significa imprese più produttive e meno inquinanti

Secondo lo studio Digitalizzazione e sostenibilità per la ripresa dell’Italia, realizzato da The European House – Ambrosetti, in collaborazione con Microsoft Italia, le aziende digitalizzate raggiungono performance produttive fino al 64% superiori rispetto alle realtà che ancora non hanno intrapreso questo percorso. Inoltre, il digitale contribuirà ad abbattere le emissioni di CO2, tra il 2020 e il 2030, del 10% rispetto al 2019. Con la trasformazione digitale si va quindi verso modelli d’impresa più produttivi e, allo stesso tempo, più rispettosi dell’ambiente.

Le stesse tecnologie digitali devono affrontare la sfida della sostenibilità: l’industria IT produce il 3% delle emissioni mondiali di CO2 e, se la paragonassimo a una nazione, sarebbe il terzo consumatore di elettricità del Pianeta. Per non parlare poi del problema dei metalli (fonti esauribili) impiegati, dell’elevato consumo idrico e del riciclo a fine vita. Il settore sta cercando un equilibrio avviando circuiti chiusi di riutilizzo dell’acqua e creando filiere per il riciclo dei vari componenti.

 

Una sensibilità collettiva 

Come detto, la digitalizzazione rappresenta un’importante alleata per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. La ricerca Le sfide della sostenibilità digitale, a cura di Make Faire Rome, realizzata da Ipsos e sponsorizzata da Unicredit, mette in evidenza come anche a livello sociale si stia formando la consapevolezza in merito al contributo che la trasformazione digitale può dare alla tutela dell’ecosistema. 

Al contempo però il 34% degli intervistati si rende conto che anche le stesse tecnologie IT hanno un impatto ambientale, in particolare per il difficile smaltimento dei rifiuti e l’uso di energia. Gli stessi cittadini comprendono però come il digitale, dalle etichette smart all’intelligenza artificiale, possa contribuire alla riduzione dell’uso delle risorse, allo sviluppo dell’economia circolare e a ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura. Per la maggioranza dell’opinione pubblica italiana (54%) sono le imprese le maggiori responsabili del cambiamento climatico, seguite dal governo; solo 1/3 avverte il peso della responsabilità individuale. 

 

Sostenibilità digitale: in sintonia con il paradigma della smart factory 

Nel mondo delle imprese è invece già molto diffusa la sensibilità sull’importanza del ruolo della tecnologia digitale per aumentare l'efficienza dei processi e ridurre l’impatto ambientale della propria attività.  

La sensoristica e tutta l’infrastruttura informatica di archiviazione ed elaborazione dei dati di monitoraggio rappresentano un’opportunità per diminuire, da un lato, gli sprechi di produzione che si possono verificare a causa di tempi morti di lavorazione e danneggiamenti o smarrimenti delle merci negli spostamenti e nelle operazioni di magazzino e, dall’altro, per monitorare l’impatto ambientale dell’attività d’impresa ed intervenire per ridurlo e sfruttare al meglio le risorse.  

La sostenibilità digitale si innesta perfettamente nel modello della smart factory, dove macchine, automazione dei processi e uomo sono tra loro interconnessi in un ambiente aperto, trasparente e più sicuro. I sensori consentono di misurare le emissioni di CO2 anche per impianti tradizionalmente impattanti come inceneritori, acciaierie, petrolchimico. Rilevano la concentrazione delle polveri per evitare il superamento dei limiti di legge e la portata volumetrica degli impianti. Il monitoraggio in tempo reale e la diagnostica di uno sforamento rispetto alla norma consente di intervenire prontamente con vantaggi sia per i lavoratori che per l’intera collettività.

 

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