Come il green supply chain management può aiutare anche ad ottimizzare i consumi, e perché gli smart sensor sono fondamentali per riuscirci.
Green supply chain management, perché gli smart sensor sono alla base
Il green supply chain management è ormai, al di là dei buoni propositi o delle considerazioni etiche, un approccio di gestione quasi obbligato.
Infatti, da un lato, nuovi regolamenti e vincoli normativi spingono le aziende a fare sempre più attenzione all’impatto delle proprie attività sull’ambiente. Dall’altro lato, è lo stesso mercato a imporre una svolta verso la sostenibilità: così, in un report del 2021 di Format, il 14,8% delle imprese italiane interpellate affermava di aver acquisito nuovi clienti grazie a politiche di sostenibilità più marcate adottate a livello di filiera.
In questo contesto è importante constatare che l’ecological footprint delle aziende si produce in buona parte “a monte” dei propri processi. Secondo la German Environment Agency, per esempio, l’80% dell’impatto ambientale di un prodotto si determina in fase di progettazione.
Tale progettazione include anche scelte sui materiali e i processi produttivi da impiegare. Ecco perché una strategia efficiente di green supply chain management, dovrebbe in primo luogo elevare il livello di visibilità su operazioni e processi, in modo da poterli poi controllare meglio.
Il ruolo degli smart sensor, qui, è cruciale. Sensori intelligenti e altri dispositivi di tracciamento sono infatti fondamentali per implementare fattivamente le strategie di riduzione delle emissioni. Si ottengono in questo modo almeno tre tipi di risultati:
- pieno controllo delle operazioni di supply chain;
- attivazione di processi più agili, a ridotto impatto ambientale;
- certificazione della compliance con normative e policies.
I fattori chiave di un green supply chain management
Per evolvere la propria strategia di supply chain in senso green un primo passo è quello di ottimizzare i processi di procurement. Per limitarli allo stretto necessario la pianificazione degli approvvigionamenti deve essere più accorta. Il controllo in real-time degli stock e automazioni nelle procedure di rifornimento migliorano, così, la gestione delle movimentazioni.
Per altri versi, un green supply chain management efficace definisce standard precisi di sostenibilità e ne verifica il rispetto lungo tutta la catena produttiva. Lo fa, per esempio, con un calcolo puntuale del carbon footprint delle diverse attività di filiera in base al quale, eventualmente, valutare alternative meno impattanti o stabilire costi di compensazione.
Ancora, un piano organico di green supply chain management coinvolge tutti gli stakeholder. In questo senso, accoglie anche le valutazioni di impatto ambientale nel vendor rating. Una strategia green, così, interviene concretamente sulla supply chain, e incide anche nella selezione dei fornitori.
Il green supply chain management, come emerge anche da queste poche righe, è un processo complesso, produce risultati positivi tanto per l’ambiente, quanto per le casse dell’azienda. Una strategia di questo tipo, infatti, può aumentare la profittabilità di un’azienda per almeno quattro motivi:
- la conformità a standard ambientali più stringenti offre un vantaggio competitivo;
- il tracciamento delle operazioni di filiera migliora la capacità di analisi e decisione;
- l’adesione a modelli di sostenibilità ambientale accresce la reputazione sul mercato;
- la rilevazione di consumi ed emissioni aiuta a tenere sotto controllo i costi.
Come gli smart sensor aiutano il green supply chain management
In sostanza, il green supply chain management, a fronte di un investimento non indifferente in tecnologie e in reingegnerizzazione dei processi, promette un ritorno economico sostanziale. Perché tutto funzioni, però, i piani strategici devono essere messi in pratica e verificati sul campo, e qui giocano un ruolo fondamentale i dispositivi smart.
Tecnologie e strumenti di tipo IoT, nello specifico gli smart sensor, aiutano infatti a tracciare minuziosamente le attività a tutti i livelli della filiera. Nel concreto, possono rilevare le emissioni dei mezzi, monitorare i consumi energetici dei macchinari, agevolare procedure più ecosostenibili di movimentazione.
Per fare qualche esempio, tipologie di sensori in uso nell’industria marittima consentono di rilevare e tenere sotto controllo le emissioni di Co2 e di inquinanti dalle imbarcazioni. In un settore, quello dei trasporti marittimi internazionali, che produce oltre il 10% del Co2 globale, il ricorso agli smart sensors serve sia ad attuare strategie di green supply chain, sia a garantire il rispetto dei rigidi standard dell’International Maritime Organization.
Nel settore industriale, invece, gli smart sensor aiutano a gestire i consumi e ottimizzare l’impiego delle risorse. Per esempio, possono automatizzare processi labor-intensive e limitare, così, il dispendio di energie. Succede per esempio nell’industria siderurgica, dove l’impiego di soluzioni di automazione basate sui sensori consente di ridurre tempi, costi e consumi energetici di varie attività.
Infine, l’adozione di sistemi di sensoristica smart abilita la green logistics. Aiuta cioè, e ancora una volta, a snellire i processi di movimentazione e ottenere un equo bilancio energetico. Per esempio grazie all’applicazione di sensori è possibile coordinare meglio le attività di magazzino, evitando che i mezzi viaggino vuoti e ottimizzando i percorsi in funzione della distanza da percorrere.
Nella logistica distributiva, poi, soluzioni di automazione e tracciamento IIoT-based possono ridurre fino al 68% i tempi di consegna. Ciò significa non solo maggiore efficienza, ma anche minor consumo di carburante, meno emissioni e, in definitiva, una drastica riduzione della propria impronta ecologica.
L’adozione degli smart sensor, insomma, può trasformare in opportunità una necessità, quella di contenere l’impatto ambientale delle attività aziendali.
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